VINO & SAPERE
  • 19 GIUGNO 2016
  • 2 min
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Vino clinto: il vitigno Veneto proibito dalla legge.

C'è chi non lo considera vino poiché deriva dall'incrocio tra Vitis Riparia e Vitis Lambrusca e non Vinifera, e c'è chi lo ricorda con piacere come il vino di famiglia. Dal color viola impenetrabile e dal profumo fruttato intenso, il vino Clinton no...

Eleonora Baldassini

by Eleonora Baldassini
Esperta di Territori e Vini

Vino clinto: il vitigno Veneto proibito dalla legge.

C'è chi non lo considera vino poiché deriva dall'incrocio tra Vitis Riparia e Vitis Lambrusca e non Vinifera, e c'è chi lo ricorda con piacere come il vino di famiglia.

Dal color viola impenetrabile e dal profumo fruttato intenso, il vino Clinton non è di certo un blasone, ma comunque in grado di far riscattare le sue caratteristiche anche in distillati di qualità .
Il suo territorio di elezione è quello Veneto, ( dialettalmente chiamato grintón ) , anche se le sue origini sono oltreoceano.

Dall'America settentrionale, il vino Clinton approda in Italia dopo l'avvento della fillossera nel Ottocento, insetto che distrusse gran parte del nostro patrimonio ampelografico.
Per scongiurare questa catastrofe si ricorse all'innesto della vite europea su radice di vite americana, quest'ultima resistente al parassita. 
La produzione del Clinto continuò a persistere:destinato alle osterie o relegato a produzioni familiari, che ancora oggi coltivano con amore "il vino del nonno". La coltivazione di questa uva non è affatto complicata poiché non necessita di particolari cure o trattamenti in vigna e la resa è sempre alta.

Il discorso si fa più complicato dal punto di vista organolettico in quanto il vino Clinto rilascia nel vino una sostanza odorosa alquanto pungente detta"volpino". Per questo bandito anche nei blend. Un'altra caratteristica potenzialmente dannosa è l'alto contenuto di metanolo , ma se lavorato con accortezza il contenuto di questa sostanza è irrilevante. 
Rilevante o no comunque la legge vieta di produrlo, multando le distillerie che lo impiegano nella produzione di distillati di frutta.
Gli amatori del genere possono ancora godere di qualche piccola produzione sparsa in altre regioni Italiane fino nel Lazio.

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