Colonnara, una cooperativa che annovera 110 soci, è una bella realtà marchigiana che si trova nella zona dei Castelli di Jesi, nel comune di Cupramontana. È un produttore molto impegnato nella valorizzazione delle peculiarità del Verdicchio, un’uva che riesce a stupirci per i vini che se ne producono. Vini sorprendenti, certamente per la loro propensione a saper attraversar il tempo ma soprattutto per le loro capacità evolutive.
Siamo dunque passati presso il loro stand per lasciarci stupire, come d’altra parte accade regolarmente tutti gli anni. Il motivo? La rara possibilità di degustare alcune annate storiche di Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Cuprese da bottiglie magnum, bottiglie che vengono stappate per gli appassionati durante i giorni di fiera. Parliamo di un Verdicchio vinificato in acciaio, che trascorre anche un periodo sui lieviti. Abbiamo degustato due annate: un 2003 e uno spettacolare 1992.
Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Cuprese 2003
Di un bellissimo colore giallo oro carico e cristallino, il naso si caratterizza per le note minerali in evidenza, in attesa che pian piano emergano i sentori di frutta matura e i ritorni floreali. Ma la vera sorpresa di questo vino è al palato, dove la freschezza ci fa porre molte domande su come sia possibile che ciò accada, considerando il caldissimo millesimo. Oltre al fatto che stiamo parlando comunque di un campione di 11 anni. Chiude il finale su note smaltate.
Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore Cuprese 1992
Lucente giallo oro molto profondo, il vino presenta un naso complesso su toni di resina, pepe bianco, confettura di frutta tropicale, miele d’acacia e ricordi minerali nel finale. Il sorso colpisce per il perfetto equilibrio delle sue componenti, dove la morbidezza e l’alcol bilanciano perfettamente e si fondono con la parte fresco-sapida, che rende ancora vivo e godibilissimo questo vino. Maturo, da meditazione e ancora sorprendentemente lungo in bocca.
Quando degusti un vino di oltre vent’anni e per di più un bianco da solo acciaio come questo Verdicchio bisogna restare soltanto in ascolto delle proprie emozioni.
Aggiungo una nota personale. Un paio di anni fa ne ho acquistato un paio di bottiglie del millesimo allora in commercio (2011). Bottiglie che ho accuratamente “dimenticato” in cantina..





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