Conobbi il Fiano di Picariello nel 2005 quando fui avvicinato nel locale dove trafficavo in vini a Mentana (Rm) da una signora che mi parlo di Ciro. Era (ed è tuttora) la sorella della moglie di Picariello e volle farmi provare un cartone di sei vini di questo Fiano mai sentito nominare.
Mi disse che il cognato, stanco di conferire le uva a Feudi di San Gregorio, voleva mettersi in proprio e cercava, nel Lazio, una sponda per promuovere il suo prodotto.
Organizzammo una degustazione e apprezzai fin da subito questo piccolo capolavoro in una serata piacevole, unica pecca, due bottiglie su sei sapevano di tappo. Parlai al telefono con Ciro complimentandomi per i vini e raccomandandomi di curare, in futuro, la scelta del sughero.
Dai 7 ettari di Summonte in provincia di Avellino 5 sono dedicati al Fiano allevato a guyot con una densità di impianto di 3000 ceppi per ettaro, e dislocati a 650 metri di altezza ad una quota tra le più alte dell’Avellinese. Coraggiosa la scelta di ritardare l’uscita di un anno di questo vino per conferire al prodotto maggiore complessità e saggiarne le potenzialità evolutive. Ho aperto, recentemente un Fiano del 2010. Splendido, nella sua veste dorata con riflessi verdognoli, si apre al naso rapido e accattivante con un leggero tocco affumicato, erbe aromatiche e sbuffi mentolati. In Bocca di struttura dove il tono alcolico viene stemperato da una veemente acidità, chiude con una gradevole percezione di mandorla amara. Vino complesso, considerando che fa solo acciaio per un anno prima di affinare in bottiglia. Aspettatelo,non avete fretta di berlo ma lasciatelo qualche anno a riposo in un luogo fresco. Saprà ripagarvi dell’attesa.
Nè ha fatta di strada il Fiano di Ciro. Lo ritrovai pochi anni fa alla finale presso l’Hilton di Roma, per concorrere alla premiazione della guida Ais come bianco italiano dal miglior rapporto qualità / prezzo.
Sono contento di aver scoperto, prima di altri, questo Vignaiolo Campano che con umiltà e lavoro promuove l’attaccamento alle proprie radici, ai vitigni storici del territorio senza compromessi e scorciatoie. Matrimonio d’amore con i crudi di Astice e Mazzancolle, ottimo con spaghetti a vongole e coniglio alla cacciatora.





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