STORIE DI VINO
  • 23 MAGGIO 2014
  • 4 min
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Viaggio col Cirò (rosso) - Contest #StorieDiVino

Labbra carnose e violacee, è l'ultima cosa normale che ricordo. Classica sequenza di bottiglie di vino svuotate, scarpe e calze gettate nel caos mai casuale della passione, un letto mai abbastanza illuminato dove l'uno provava a morire addosso all'al...

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Redazione Wine at Wine

Viaggio col Cirò (rosso) - Contest #StorieDiVino

Labbra carnose e violacee, è l'ultima cosa normale che ricordo. Classica sequenza di bottiglie di vino svuotate, scarpe e calze gettate nel caos mai casuale della passione, un letto mai abbastanza illuminato dove l'uno provava a morire addosso all'altra.

Labbra carnose e violacee, è l'ultima cosa normale che ricordo. Classica sequenza di bottiglie di vino svuotate, scarpe e calze gettate nel caos mai casuale della passione, un letto mai abbastanza illuminato dove l'uno provava a morire addosso all'altra. Le sue labbra carnose erano violacee a causa del vino, ne avevamo bevuto abbastanza da scioglierci l'anima come la cera di una candela dimenticata accesa. E quelle labbra carnose e violacee furono davvero l'ultima cosa normale che ricordo, perché proprio nel momento in cui le sfioravo con le mie, non tanto carnose ma altrettanto violacee, successe qualcosa di strano: sparii. E non sono sparito nel senso che da quel momento in poi non avessi più memoria, sparii e basta. Sarà stata la suggestione provocata da tutto quel vino e dall’ "Ottico" di de Andrè, che in quel periodo ascoltavo maniacalmente, ma mi ritrovai a viaggiare dentro il Vuoto. E sapete una cosa, il Vuoto non è come lo immaginiamo, nero, infinito ed angosciante; o meglio, all'inizio lo è, ma il fatto tanto curioso quanto affascinante, è che il tuo inconscio probabilmente lo addobba. E allora mi trovai a parlare della dialettica servo padrone hegeliana con una mucca, che non sembrava affatto indifferente alla questione, anzi, era molto più partecipe e perspicace di quanto non potrebbe essere un comune essere umano; incontrai anche Jim Morrison, stava steso in una vasca da bagno a rilassarsi, ma mi sembrava che non avesse molta voglia di parlare. Allora continuai, coi fiumi di vino che innaffiandolo facevano germogliare il mio Vuoto, a passeggiare tra parabole invisibili agli occhi normali, che non era nemmeno simile all’arte del sogno,  perché ero perfettamente consapevole di essere in preda ad un trip, un trip così allucinante che non avrebbe potuto farlo nemmeno un hippy imbottito di acido. Iniziarono musiche allegre a colorare il mio viaggio, difficilmente catalogabili in un genere, visto che c’era l’elemento psichedelico dei Pink Floyd, la potenza caotica dei Pendulum e un pizzico di Nino D’Angelo (il subconscio fa sempre brutti scherzi). Mi trovai così a colorare con colori inesistenti le pareti del Vuoto, finché tutto pian piano andò scemando: la mucca non voleva più parlare di Hegel, Jim Morrison finì di farsi il bagno (anche se si ostinava a non alzarsi dalla vasca) e anche la simpatica melodia svanì. Mi trovai a passeggiare con un passero, era rosso; ad un certo punto inizia a volteggiarmi intorno finché non diventa gigante, diamine era alto quanto me! E allora capii, era il passero rosso del “Pulp” di Bukowski, grottesca, ironica e malinconica metafora della morte; e allora pensai (o forse lo dissi ad alta voce) : “Sono fottuto”. Il passero aprì il becco, e proprio come nel libro una spirale gialla mi avvolse, nell’impalpabile presenza della luce. Mi ritrovai invece, di nuovo di fronte a lei, a sfiorare le labbra carnose e violacee; ed è come se nulla fosse successo. Pensai: “Cavolo, ho fatto un trip alla Dante, vedi la Luce e poi torni sereno a fare la tua vita”. Giunsi quindi a due conclusioni: la prima, più poetica, era che  guardandola, una volta tornato a sfiorare le sue labbra carnose e violacee, mi accorsi che gli occhi la tradivano, sopra c’era un velo, oltre il Vuoto (e capii finalmente dove diamine ero stato); l’altra conclusione è che Dante, per scrivere la sua Commedia, ha bevuto una quantità di vino paragonabile alla copiosità della sua opera.

Ah dimenticavo una terza conclusione, credo che smetterò di bere; oppure smetterò di guardarla negli occhi.

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